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Percorso nascita

Il percorso nascita comprende una serie di attività che vanno dalla consulenza preconcezionale alla diagnosi prenatale, passando per i test di screening e tutte le ecografie che devono essere fatte nel corso della gestazione. Ogni passo di questo percorso viene seguito attentamente dai nostri esperti della salute. 

 

Percorso Nascita Consultori ASL Roma 1 chiudi dettagli apri dettagli

Nei Consultori della ASL Roma 1, dal Giugno 2019 e’ stato attivato un Percorso Nascita nella logica della presa in carico totale della donna in gravidanza.
La donna viene accolta dalla fase preconcezionale indirizzandola verso esami fondamentali a una procreazione responsabile e in salute.
Una volta che la donna è risultata positiva al test, può rivolgersi al Consultorio, dove viene accolta da una Equipe multidisciplinare che la accompagnerà fino al parto e nel periodo successivo del puerperio, promuovendola e sostenendola nell'allattamento.
Sono offerti, quindi, i primi esami di laboratorio e di screening prenatale.
Qualora la gravidanza, in qualunque momento del percorso, venisse identificata come “a rischio”, la donna è inviata in un centro di II Livello per essere opportunamente presa in carico nelle fasi successive.
Già nel primo accesso, vengono prenotati esami come il “Bi- test” e prescritta la ecografia morfologica e presso il Centro Tutela Salute della Donna e del Bambino Sant’Anna sono accolte per eseguire tali esami con un appuntamento dedicato.
Si prosegue con l’erogazione di visite ostetriche programmate in funzione delle necessità.

All'interno del percorso sono previsti accessi per:

  • controllo analisi/prescrizioni al di fuori degli appuntamenti, qualora necessario;
  • erogazione certificati online;
  • prescrizioni dedicate alle gravidanze a rischio (esenzione M50) alle aventi diritto;
  • prescrizioni di eparine a basso peso molecolare;
  • somministrazione di test per la prevenzione della depressione Post-Partum;
  • vaccinazioni consigliate in gravidanza.

Sono offerti, inoltre, Corsi di Preparazione al Parto che, in epoca pandemica, vengono somministrati a distanza tramite piattaforma.
Particolare cura è rivolta all’informazione del progetto Leggimi Presto (LE.PRE) che prevede e invita a una lettura precoce in età neonatale.
In prossimità del parto, la paziente viene accompagnata a conoscere il Punto Nascita della ASL Roma 1 che ha scelto.
L’accesso ai Consultori, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza raccomandate, per il contrasto al Covid-19, è consentito solo su precedente prenotazione telefonica.

 

Percorso Nascita Presidio Ospedaliero Santo Spirito in Sassia chiudi dettagli apri dettagli


Il percorso nascita è il processo di presa in carico assistenziale per accompagnare le donne e le coppie dalla gravidanza fino al parto. Tutte le donne in attesa e le coppie che lo desiderano possono esercitare il diritto alla migliore assistenza in questa fase così delicata e significativa della propria vita.

Il Presidio Ospedaliero Santo Spirito in Sassia offre alle future mamme un piano di accompagnamento e assistenza multidisciplinare che include anche il supporto alla prenotazione di visite, indagini per la diagnosi prenatale, corsi di accompagnamento alla nascita, indagini ecografiche ed esami di laboratorio.

MODALITÀ DI ACCESSO AL PERCORSO NASCITA
Al percorso nascita si accede con la prima visita ostetrica, sia in Ospedale che sul territorio. Per accedere al Presidio Ospedaliero Santo Spirito in Sassia, la prima visita ostetrica si può prenotare contattando la Segreteria del reparto di Ostetricia e Ginecologia, al numero di telefono: 06 6835.2339. 

Sul territorio, si accede al percorso nascita, attraverso i consultori familiari e Poliambulatori:

  • Consultorio Familiare IMRE (ex EMO) - viale Angelico, 28 - 00195 Roma
    Tel. 06 6835.4416;
  • Consultorio Familiare Silveri - via Domenico Silveri, 8 - 00165 Roma
    Tel. 06 6835.6320;
  • Consultorio Familiare Puccinotti - via San Giovanni in Laterano, 155 - 00184 Roma
    Tel. 06 7730.5505 / 556;
  • Poliambulatorio Boccea 271 – via Boccea, 271 - 00167 Roma
    Contatto tramite RECUP: 06.9939

Nella ASL Roma 1 opera anche il Centro per la Tutela della Salute della Donna e del Bambino “Sant’Anna”: via Garigliano, 55 - 00198 Roma, 06 7730.2616 / 2614.

DIAGNOSI PRENATALE
La Diagnosi prenatale prevede una serie di esami diagnostici rivolti a ottenere informazioni sulla salute dell’embrione e del feto. Grazie alla Diagnosi prenatale si può:

  • verificare e monitorare il benessere fetale,
  • individuare in anticipo una patologia,
  • definire una prognosi,
  • prevedere e indicare i tempi e le modalità del parto,
  • approntare terapie prenatali,
  • preparare i genitori ad accogliere il bambino.

Le tecniche utilizzate per la Diagnosi prenatale possono essere “non invasive”, come l’ecografia, il doppler flussimetria e i test biochimici. Se necessarie, le tecniche “invasive” includono la villocentesi e l’amniocentesi per la diagnosi delle malattie cromosomiche.

L’ecografia del I trimestre
È la prima ecografia prevista durante la gravidanza, di norma eseguita entro la 14° settimana. Con l’ecografia del I trimestre si osserva come è impiantata la camera gestionale nella sede uterina, si constata la presenza di uno o più embrioni, si monitora l’attività cardiaca del feto e si data la gravidanza.

I test di screening in Diagnosi prenatale
Questo tipo di esame consente di valutare la probabilità di eventuali anomalie cromosomiche del feto. Sono test eseguiti con tecniche non invasive ma non sostituiscono il test per la diagnosi delle malattie cromosomiche, come amniocentesi e villocentesi. I test di screening in questa fase, consentono di evidenzierà la necessità di sottoporsi a esami più approfonditi.  
Nel I trimestre si può eseguire il Test Combinato che comprende la misurazione della Nuchal Translucency (N.T.) e il dosaggio sierico materno di due sostanze, (la free ßHCG e la PAPP-A). L’accuratezza del Test Combinato aumenta se viene associato alla visualizzazione dell’osso nasale del feto e deve essere eseguito tra la 11° settimana e la 13°+6 settimane.

I test diagnostici in diagnosi prenatale
Con i test diagnostici possiamo accertare la presenza di malattie genetiche (es. anomalie cromosomiche, biomolecolari e metaboliche) e di alcune malattie infettive (es. toxoplasmosi, rosolia, CMV). I test diagnostici sono considerati invasivi perché richiedono il prelievo di materiale biologico dall’utero. Nella Villocentesi si preleva il materiale placentare a partire dalla 11° settimana di epoca gestazionale; nell’Amniocentesi si preleva il liquido amniotico tra la 16° e la 18° settimana.

L’ecografia del II trimestre 
Con l’ecografia del II trimestre si valuta l’anatomia fetale e può essere di supporto per rilevare eventuali anomalie e malformazioni. È un esame consigliato tra la 19° e la 21° settimana di gestazione.

L’ecografia del III trimestre
Con l’ecografia del III trimestre si individuano tutte le condizioni che potrebbero rappresentare un rischio per il feto. Si valuta la crescita del feto, si visualizza la placenta e si valuta la quantità di liquido amniotico.

Questo esame permette anche di rilevare le anomalie che si manifestano tardivamente. È un esame consigliato a partire dalla 26° settimana di gestazione.

Dove:
per prenotare l'ecografia del I trimestre, il Test Combinato, l'ecografia del II trimestre e l'ecografia del III trimestre con flussimetria è possibile contattare la Segreteria di Reparto al numero 06 6835.2339;
per prenotare i test diagnostici è possibile accedere al percorso dedicato presso il Centro Sant'Anna contattando il numero 06 7730.2616 / 2614. 

VISITE SPECIALISTICHE CON PERCORSI DEDICATI
Chi accede al Percorso Nascita del Presidio Ospedaliero Santo Spirito in Sassia può usufruire di percorsi facilitati per le visite specialistiche, caratterizzati da una presa in carico multidisciplinare e accessi alle visite con tempi di attesa ridotti.
I percorsi facilitati sono previsti per le seguenti specialità:

  • visite diabetologiche,
  • visite cardiologiche ed E.C.G.,
  • visite endocrinologiche,
  • consulti psicologici,
  • visite anestesiologiche.

Dove:
per prenotare le visite specialistiche con con percorso dedicato è possibile contattare la Segreteria di Reparto al numero 06 6835.2339. 


CORSI DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA NASCITA
I Corsi di Accompagnamento alla Nascita (CAN) aiutano le donne e le coppie in attesa a vivere con serenità la gravidanza e le preparano al travaglio e all’evento della nascita. Le ostetriche del reparto di Ostetricia e Ginecologia tengono questi corsi offrendo un percorso che coinvolge la collaborazione di ginecologi, anestesisti, neonatologi, psicologi, nutrizionisti e assistenti sociali.  

I Corsi prevedono anche le lezioni di Zumba. Questa attività permette di condividere un momento gioioso e di sperimentare posizioni e movimenti che si sono rivelati utili per affrontare il travaglio e il parto con minore ansia e dolore.  

L’iscrizione al corso si formula alla fine del secondo trimestre i gravidanza. I corsi si tengono con cadenza settimanale. Nel protrarsi di questo periodo di emergenza sanitaria da Covi-19 i corsi si svolgono anche in modalità online.

Chi partecipa ai corsi ha anche l’opportunità di visitare le aree storiche del Presidio Ospedaliero Santo Spirito in Sassia, il più antico Ospedale d’Europa.

Dove: 
per informazioni sui corsi di accompagnamento alla nascita è possibile contattare la Sala Parto al numero 06 6835.2280. 

CONTENIMENTO DEL DOLORE E PARTO ANALGESIA
La donna che sta per avere un bambino può scegliere le strategie per contenere il dolore durante il trabaglio che possono essere di tipo naturale o farmacologico.

Modalità naturale, senza l’utilizzo dei farmaci
La gestante ha la possibilità di scegliere: 

  • Posizione per il parto
  • Rapporto “uno ad uno” tra ostetrica e gestante in travaglio
  • Ambiente-parto più confortevole con la scelta di luci e musica
  • Massaggi, eseguiti dal partner o dall’ostetrica
  • Doccia calda

Parto analgesia o analgesia peridurale
In tal caso, alla gestante viene somministrato un farmaco analgesico attraverso un piccolo catetere inserito nella regione lombare della colonna vertebrale. Il farmaco, arrivando nello spazio peridurale, consente il controllo della sensazione dolorosa associata alle contrazioni uterine. La parto-analgesia può essere richiesta in qualsiasi momento. Prima della somministrazione, è necessario eseguire alcuni esami specifici per una valutazione preliminare da parte dell’anestesista e la donna in attesa deve esprimere il consenso informato.

Dove:
per informazioni e prenotazioni è possibile contattare la Segreteria di Reparto al numero 06 6835.2339. 

DONAZIONE DEL SANGUE DEL CORDONE OMBELICALE
Il sangue che rimane nel cordone ombelicale e nella placenta, dopo il parto, è ricco di cellule “staminali emopoietiche”. Si tratta di cellule in grado di generare globuli bianchi, rossi e piastrine e utili alla cura di malattie del sangue come leucemie e linfomi. La raccolta del sangue del cordone ombelicale avviene in sala parto, dopo che il cordone è stato reciso. È semplice, indolore e senza rischi per il neonato e per la madre. Tutte le donne in gravidanza, se lo desiderano, possono donare il proprio cordone ombelicale.

In Italia non è consentita la conservazione del sangue cordonale per l’utilizzo futuro da parte del donatore. La conservazione è possibile solo a favore di consanguinei nei casi di particolari patologie in atto al momento della raccolta del cordone.

Dove:
per informazioni è possibile rivolgersi alla Segreteria di Reparto o alla Sala Parto. 


ASSISTENZA IN SALA PARTO
Come Punto Nascita di Primo livello, il Presidio Ospedaliero Santo Spirito in Sassia garantisce l’assistenza al parto dalla 34° settimana. Inoltre, è assicurato un servizio di guardia medica ostetrica, neonatologica e anestesiologica attivo 24 ore su 24.

Per ogni turno è prevista la presenza di almeno due ostetriche ed è possibile chiedere di avere un’ostetrica dedicata durante il travaglio.  In generale, la gestante può scegliere sia come vivere il momento del travaglio che la posizione più adatta per sé durante il parto.

In sala parto, le mamme possono iniziare a sperimentare il contatto pelle a pelle con il proprio bambino e l’allattamento precoce al seno. Durante il travaglio e il parto è possibile chiedere la presenza di una persona di fiducia. Nel periodo di emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, questa possibilità è limitata solo alle fasi finali sia del travaglio che del parto. 

Parto vaginale dopo il cesareo (VBAC)
Le donne che hanno precedentemente avuto un parto con taglio cesareo hanno la possibilità di scegliere il parto naturale. Il parto vaginale dopo il cesareo richiede un incontro di counseling e una valutazione clinica preliminare.

ROOMING IN E ALLATTAMENTO AL SENO
All’uscita dalla sala parto, la madre e il bambino condividono la stessa camera (rooming in), sia in caso di parto spontaneo che di taglio cesareo.
La giornata del neonato è scandita da periodi di sonno alternati a richieste di cibo e, nei primi giorni, non si osservano differenze nella durata dei periodi di sonno e di veglia diurni rispetto a quelli notturni. Trascorrere i primi giorni insieme, consente alla neomamma di imparare a riconoscere le richieste del neonato e a rispondere in tempi adeguati alle sue esigenze, abituandosi a riposare mentre il bambino dorme.

L’allattamento al seno è un gesto naturale, è il proseguimento della nutrizione già assicurata dalla donna attraverso la placenta. Durante la gravidanza, poi, la ghiandola mammaria cambia per adattarsi alla produzione del latte. Nella sala parto del Presidio Ospedaliero Santo Spirito in Sassia, il neonato viene messo a contatto con il corpo della mamma subito dopo la nascita (skin to skin): in questo modo imparerà a riconoscere istintivamente il seno materno e inizierà a succhiarne il capezzolo.

Con le prime poppate il neonato riceverà il colostro, una sostanza molto nutriente e ricca di anticorpi che si trasformerà in latte con le stimolazioni delle poppate successive. È il bambino che, succhiando, stimola la produzione e l’uscita del latte dal seno. Generalmente il bambino lascia il seno quando si sente sazio, anche se alcuni continuano delicatamente a succhiare sino ad addormentarsi. Nel reparto di Ginecologia e Ostetricia del Presidio Ospedaliero Santo Spirito, il personale incoraggia le mamme ad allattare al seno e le aiuta a trovare la giusta posizione e la presa corretta della bocca del neonato sulla areola mammaria. In caso di necessità, si insegna a svuotare manualmente il seno. L’allattamento esclusivo al seno, come indicato dall’OMS, è consigliato per i primi sei mesi.

Se la madre e il bambino stanno bene, la dimissione viene proposta a 48 ore dopo un parto spontaneo e a 72 ore dopo taglio cesareo.

RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO DOPO IL PARTO
Il pavimento pelvico è costituito da un complesso di muscoli, fasce e legamenti che chiudono in basso la cavità addominale. La sua funzione è quella di sostenere tutti gli organi pelvici: vescica, uretra, utero, retto e vagina. La gravidanza e il parto sono i più importanti fattori di rischio per le alterazioni del pavimento pelvico. I muscoli perdono la tonicità e, con essa, viene a mancare il supporto per gli organi pelvici.

La riabilitazione del pavimento pelvico ha come obiettivo il recupero del tono e della capacità contrattile di questo gruppo di fasci muscolari. La riabilitazione è di fondamentale importanza nel periodo successivo al parto e dovrebbe essere praticata da tutte le donne, sia da coloro che lamentano già disturbi di continenza, urinaria e/o fecale, che da coloro che non hanno alcun disturbo.

A tutte le donne che scelgono il Punto nascita del Presidio ospedaliero Santo Spirito in Sassia, il reparto di Ostetricia e Ginecologia offre un percorso dedicato per la riabilitazione del pavimento pelvico, da eseguire a distanza di sei settimane dal parto. Al momento della dimissione si riceve un modulo con le indicazioni per la prenotazione.

UOC Ostetricia e Ginecologia 
Segreteria di Reparto

per informazioni e prenotazioni
Tel. 06 6835.2339 dal lunedì al venerdì ore 8.30 - 12.30

Consulenza preconcezionale chiudi dettagli apri dettagli

È al momento della nascita o entro il primo anno di vita che può essere diagnosticato un difetto congenito. Tale difetto, che interessa il 5% dei neonati, può consistere in una alterazione anatomica o strutturale o in un difetto metabolico o funzionale. Le cause, sconosciute nel 65-75% dei casi (malattie multifattoriali, poligeniche, errori spontanei di sviluppo ecc.), sono di origine genetica nel 15-25% dei casi (malattie genetiche autosomiche o x-linked, anomalie cromosomiche, nuove mutazioni) e dipendenti da fattori ambientali nel 10% dei casi (malattie e condizioni materne, malattie infettive, farmaci, radiazioni ecc.). Alcune di queste anomalie congenite possono essere prevenute attraverso una opportuna consulenza preconcezionale. Un adeguato controllo glicemico in caso di diabete, l’utilizzo di farmaci adeguati in caso di epilessia o ipertensione, grazie alla consulenza preconcezionale, possono scongiurare l’insorgenza di eventuali patologie neonatali. La sospensione di terapie con farmaci teratogeni o la sostituzione con prodotti più adeguati alla gravidanza è un’altra importante forma di prevenzione. Inoltre, uno screening preconcezionale delle malattie infettive, mediante vaccinazioni (rosolia e varicella) o misure igieniche (toxoplasmosi), permette di prevenire difetti congeniti. È noto, infine a tutti, come l’assunzione preconcezionale di acido folico possa ridurre il rischio di spina bifida fino al 70%.

È attivo presso l’Ospedale Santo Spirito un ambulatorio di consulenza preconcezionale. Qui è possibile avvalersi della consulenza di ostetrici e neonatologi, con la collaborazione anche di genetisti e altri specialisti. Per accedere è necessaria una richiesta del S.S.N. recante la dicitura "consulenza preconcezionale M00, esente da ticket".

Prenotazioni:

 Lun-ven ore 8.00.13.00.

Tel. + 39 06 6835.2339

La consulenza preconcezionale si effettua anche sul territorio, presso l’Ambulatorio Preconcezionale Territoriale del Consultorio Familiare Monte Mario  -  piazza S. Maria della Pietà n. 5, Pad. V.

L’accesso è libero e gratuito, previa prenotazione telefonica al numero + 39 06 68352856.

Non è necessaria la richiesta del medico di base.

 

Diagnosi prenatale chiudi dettagli apri dettagli

Per diagnosi prenatale si intendono gli esami diagnostici finalizzati ad ottenere informazioni sulla salute dell’embrione e del feto. Le tecniche utilizzate possono essere di tipo “non invasivo” (ecografia, doppler flussimetria, ecocardiografia, Risonanza Magnetica Nucleare, tests biochimici) o “invasivo” (villocentesi, amniocentesi, cordocentesi). Obiettivi della diagnosi prenatale sono: rassicurare sul benessere fetale; individuare una patologia; definire una prognosi; indicare tempi, luoghi e modalità del parto; consentire terapie prenatali; preparare i genitori ad accogliere il bambino. Vi sono tuttavia importanti limiti nella diagnosi, prognosi che non sempre garantiscono risultati attendibili.

L’ecografia del I trimestre

È la prima ecografia durante la gravidanza e dovrebbe essere effettuata entro la 14ª settimana. L’ecografia del I trimestre consente di visualizzare l’impianto in sede uterina della camera gestazionale; la visualizzazione dell’embrione, del numero, dell’attività cardiaca e la datazione della gravidanza. Questo tipo di ecografia permette inoltre la misurazione della translucenza nucale (Nuchal Translucency).

I test di screening

Sono test non invasivi che consentono di valutare la probabilità che il feto sia affetto da una anomalia cromosomica. Non sostituiscono la diagnosi di malattie cromosomiche, possibile solo con amniocentesi e villocentesi, ma consentono di valutare l’opportunità di sottoporsi a questi esami anche alla luce di un’analisi più accurata del rischio individuale.

Le caratteristiche più importanti dei test di screening sono rappresentati dalla detection rate, cioè la percentuale di donne con feto portatore da anomalia cromosomica che risultano positive al test e i falsi positivi, ossia la percentuale di donne con feto non portatore che risultano positive al test. I test disponibili possono essere eseguiti nel I o nel II trimestre o in entrambi.

Nel I trimestre si può effettuare la misurazione della nuchal translucency (N.T.) a cui è possibile aggiungere il dosaggio sierico materno di due sostanze (la free ßHCG e la PAPP-A), ottenendo quello che viene definito test combinato. La sensibilità di tale test può essere aumentata ottenendo una visualizzazione dell’osso nasale del feto. Tutti e tre i test devono essere eseguiti tra 11 e 13+6 settimane. Nel secondo trimestre e in particolare tra 15 e 17 settimane può essere effettuato il tri-test (o triplotest) che consiste in un dosaggio sierico materno di tre sostanze (l’alfa feto-proteina, estriolo e ßHCG) che vengono combinate con l’età materna.

La diagnosi prenatale invasiva

Viene utilizzata per la diagnosi di malattie genetiche (anomalie cromosomiche, biomolecolari e metaboliche) e di alcune malattie infettive (toxoplasmosi, rosolia, CMV). In particolare le indicazioni per le indagini citogenetiche per anomalie cromosomiche fetali sono:

• Età materna avanzata (= o > 35 anni);

• Genitori con precedente figlio affetto da patologia cromosomica;

• Genitore portatore di riarrangiamento strutturale non associato ad effetto fenotipico;

• Genitore con aneuploidie dei cromosomi sessuali compatibili con la fertilità;

• Anomalie malformative evidenziate ecograficamente;

• Probabilità di 1/250 o maggiore che il feto sia affetto da sindrome di Down o alcune altre aneuploidie sulla base dei parametri biochimici valutati su sangue materno o ecografici.

La diagnosi prenatale invasiva può fornire informazioni principalmente sulle anomalie cromosomiche. La ricerca di alcune altre anomalie genetiche non viene eseguita di routine ma solo in presenza di un rischio familiare o di una indicazione precisa. Nessuna indicazione, invece, verrà fornita riguardo a tutte le altre anomalie congenite. La maggior parte delle malattie genetiche diagnosticabili prenatalmente non possono essere prevenute né curate o trattate in modo efficace, anche se sono stati raggiunti notevoli progressi terapeutici per alcune patologie (come i trapianti di midollo osseo nelle talassemie) e molti altri potranno ancora venire dalla terapia genica.

Una possibile opzione consentita dalla Legge 194/78 è la interruzione volontaria di gravidanza.

 

Perchè dopo i 35?

L’incidenza di trisomie fetali è direttamente proporzionale all’età materna. Il rischio di avere un bambino con la sindrome di Down aumenta in maniera lineare fino a circa 30 anni e successivamente in maniera esponenziale. La pratica medica attualmente accettata è quella di proporre di routine la diagnosi prenatale invasiva alle donne con più di 35 anni. Tale pratica è motivata dal fatto che a questa età l’aumentato rischio della madre di avere un feto con anomalie cromosomiche (circa 1/270) controbilancia il rischio di aborto legato alla procedura (circa 1/200).

È utile comunque ricordare che se tutte le donne con età uguale o maggiore di 35 anni facessero l’amniocentesi si individuerebbe solo un 30% di bambini con la sindrome di Down. Infatti, il 70% dei bambini con trisomia 21 sono partoriti da donne con meno di 35 anni. In Italia, dopo i 35 anni l’amniocentesi è a carico del Sistema Sanitario Nazionale ma non è obbligatoria.

L’amniocentesi

È una tecnica che consiste nel prelievo con un ago di un campione di liquido amniotico per via transaddominale. In genere si esegue dopo la 16ª settimana e fino alla 18ª.

L’amniocentesi comporta un rischio di perdita fetale dell’1%. Il rischio aumenta sensibilmente in presenza di precedente abortività (fino al 7%), presenza di emorragie genitali durante la gravidanza (fino al 6%), di sangue nel liquido amniotico (fino al 15%). Dopo l’amniocentesi vi è un rischio di rottura delle membrane di circa l’1%. Altri rischi sono: isoimmunizzazione e trasmissione di malattie virali.

Nello 0.2% dei casi si può verificare il fallimento dell’esame a causa di contaminazione con sangue o altri motivi.

Nello 0.2-0.5% dei casi si può avere come risultato un mosaicismo cellulare ed in questo caso è necessario ripetere il prelievo. Gli errori diagnostici del laboratorio sono trascurabili.

 

L’ecografia del II trimestre

Questo tipo di ecografia ha come scopo principale la valutazione dell’anatomia fetale. Per tale scopo se ne consiglia l’esecuzione tra 19 e 21 settimane. La possibilità di rilevare un’anomalia maggiore dipende dalla sua entità, dalla posizione del feto in utero, dalla quantità di liquido amniotico e dallo spessore della parete addominale materna; perciò è possibile che talune anomalie fetali possano non essere rilevate all’esame ecografico. Inoltre, alcune malformazioni si manifestano tardivamente (7°-9° mese) e perciò non sono visualizzabili in esami precoci.

L’esperienza finora acquisita suggerisce che un esame ecografico routinario, non mirato, consente di identificare dal 30 al 70% delle malformazioni maggiori. Non è compito dell’ecografia la rilevazione delle cosiddette anomalie minori. È, dunque, possibile che alcune anomalie anche importanti non vengano rilevate con l’ecografia.

L’ecografia genetica

Nei feti con anomalie cromosomiche l’ecografia può evidenziare una serie di segni ecografici, comunemente chiamati soft markers, che non sono espressione di malformazione ma hanno un carattere spesso transitorio. Inoltre non sono specifici nel senso che si possono rilevare anche in feti normali.

L’osservazione che i feti con anomalie cromosomiche presentino con maggiore frequenza alcuni soft markers isolati o associati tra loro ha creato il concetto di ecografia genetica. Con questo termine s’intende un esame ecografico, condotto nel secondo trimestre di gravidanza, in genere tra 15 e 19 settimane, finalizzato a verificare la presenza dei soft markers in modo da ridefinire il rischio a priori (generato dall’età materna o da un test biochimico positivo) di anomalia cromosomica.

In donne in età avanzata o con tri-test positivo l’ecografia genetica ha mostrato una sensibilità del 60-80% con una percentuale di falsi positivi del 5-19%.

L’ecografia del III trimestre

Lo scopo di questa ecografia è valutare la crescita fetale (individuare cioè tutte quelle condizioni di ritardo che mettono a rischio il feto), visualizzare la placenta e infine valutare la quantità di liquido amniotico. Nel corso di questo esame possono tuttavia essere rilevate alcune malformazioni ad insorgenza tardiva.

Può essere eseguita dalla 26ª settimana fino al termine di gravidanza.

 

Taglio cesareo chiudi dettagli apri dettagli

 

Taglio cesareo: online la seconda parte della linea guida

Il Sistema Nazionale per le Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità (SNLG-ISS) ha pubblicato la seconda parte della linea guida “Taglio cesareo: una scelta appropriata e consapevole”. Questo documento, prodotto a circa due anni dalla pubblicazione della prima parte della linea guida sul taglio cesareo, è dedicato ai temi dell’appropriatezza della pratica chirurgica nell’assistenza alla nascita.

 

 

L'agenda della gravidanza chiudi dettagli apri dettagli

 

Il Sistema Nazionale per le Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità (SNLG-ISS) ha pubblicato l'agenda della gravidanza, un opuscolo contenente informazioni utili alle donne in gravidanza.

L'agenda si propone come uno strumento per stimolare la riflessione e aiutare a formulare le domande da porre al medico o all'ostetrica di riferimento, perché la donna possa vivere la gravidanza e le scelte che comporta in modo consapevole.

 

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